Polifosfati nell’acqua potabile: diario di una bustina dimenticata
Mi chiamo PS1-80. Sono una bustina contenente polifosfato in polvere di elevata purezza, confezionata con cura e destinata a un compito tanto silenzioso quanto essenziale: proteggere gli impianti idraulici domestici dagli effetti dell’acqua dura. Da settimane sono chiusa in una scatola, accanto a un dosatore proporzionale DP1, in attesa che qualcuno si decida ad installarlo.
Attorno a me si è acceso un dibattito estremamente vivace. Perché? Perché, pur nella mia semplicità, rappresento il fulcro di una questione che tocca la salute pubblica, la manutenzione degli impianti e la qualità dell’acqua potabile: una questione “calda”, da sempre.
Se ho catturato la tua attenzione allora adesso ti chiederai: ma cosa sono i polifosfati?
Siamo composti chimici inorganici con una missione: impedire che calcio e magnesio si depositino formando incrostazioni. In pratica, manteniamo questi sali in sospensione e creiamo una pellicola protettiva sulle superfici metalliche, riducendo la corrosione e preservando gli elettrodomestici asserviti. Non eliminiamo i minerali, il nostro compito è prevenire la precipitazione.
Il nostro impiego è diffuso in ambito domestico, industriale e soprattutto alimentare. Siamo presenti in impianti di trattamento acque, ma anche in prodotti per la conservazione degli alimenti (stai pensando al prosciutto, vero?) e persino nei dentifrici (rimuovono le macchie dentali e svolgono un’azione antitartaro, ma proteggono anche lo smalto. Lo sapevi?)
Come funzioniamo?
Il dosatore proporzionale, installato sull’impianto idrico, sfrutta l’effetto Venturi per aspirare una soluzione satura di polifosfato ogni volta che l’acqua scorre. Il dosaggio è proporzionale al flusso e garantisce un trattamento costante e controllato. Il nostro compito è chiaro: prevenire danni, prolungare la vita utile degli impianti e ridurre la necessità di interventi manutentivi.
In pratica, costituiamo una barriera invisibile contro calcare e corrosione. Tubature, caldaie, lavatrici e lavastoviglie traggono beneficio dalla nostra presenza, senza che il gusto dell’acqua venga alterato né che la sua composizione chimica subisca modifiche significative.
Sicurezza e qualità: siamo davvero affidabili?
Sì, se utilizzati correttamente. I polifosfati destinati all’uso domestico devono essere certificati per uso alimentare, di ottima qualità e di provenienza certa, dosati secondo le indicazioni del produttore.
È fondamentale che l’impianto sia installato da professionisti e sottoposto a manutenzione regolare. Solo così si garantisce la sicurezza e la potabilità dell’acqua.
Le normative europee e italiane ne regolano l’impiego, stabilendo limiti precisi per la concentrazione nell’acqua potabile. Quando si rispettano questi limiti, non ci sono rischi per la salute. (Se hai voglia di approfondire: DM 25/12, DM 174/04, D.Lgs. 18/2023, D.Lgs. 102/25, Direttiva Europea sull’acqua potabile DWD 2020/2184)
Però facciamo attenzione – Tre cose da non dimenticare
- Il dosaggio deve rispettare le normative vigenti
- L’installazione deve essere effettuata da personale qualificato
- La manutenzione periodica è essenziale per evitare accumuli o malfunzionamenti
Ma allora perché se ne parla tanto?
Perché si parla di chimica. E la chimica, nell’immaginario collettivo, suscita timori da sempre. Lo sapevi che la paura irrazionale di tutto ciò che viene percepito come chimico ha un nome e si chiama chemofobia?
Anche la terminologia utilizzata non è certo di aiuto: il termine “additivo” evoca scenari inquietanti, soprattutto se riferito all’acqua potabile. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra uso controllato e abuso. I polifosfati non sono nemici della salute, ma strumenti tecnici che necessitano delle giuste competenze.
Sostenibilità e alternative
La crescente attenzione verso la sostenibilità e la riduzione dell’impatto ambientale ha contribuito a mettere in discussione il loro impiego. Esistono soluzioni alternative, certo ma è bene ricordarlo, ogni tecnologia presenta vantaggi e limiti. I polifosfati restano una delle opzioni più semplici, economiche e affidabili.
Alla luce di quanto ti ho raccontato. Vuoi sapere com’è andata a finire?
Non posso raccontartelo perché sto per essere miscelata con acqua. Mi hanno tolto dalla bustina ed inserita nel bicchiere. Una volta ricevuta l’acqua mi scalderò e aumenterò di volume. Una manciata di minuti dopo il bicchiere verrà montato e la mia missione avrà inizio.
E tu? Hai mai pensato di installare un dosatore di polifosfati sul tuo impianto idrico?
Se anche tu vuoi dare una missione alla tua bustina, parlane con un tecnico qualificato. L’acqua ti ringrazierà.


